Bernalda all'ingresso della val Basento, fa da sentinella al sonno millenario di un paese del sud che aspetta ancora il prodigio per svegliarsi.
Nel 1919 mio nonno vi aprì una mescita che ha scandito la sua storia economica.
Non c'erano né grandi strade né traffici, né c'era il denaro per pagare il vino e le polpette che somministrava: segnava tutto su una "libretta" e di tanto in tanto compensava il credito accettando merci o prestazioni.

La campagna era fertile, e i Bernaldesi, pur lasciando ad altri i rischi dell'impresa, ricavavano da essa un salario in natura che alimentava un'economia paesana di baratto.

Nel '48 la mescita divenne "cantina" quando i mercanti di borsa nera portarono in paese quel poco di danaro per le loro mercanzie, e la riforma fondiaria provocò qualche anno dopo un altro brevissimo sussulto.

Nel '61 l'azienda fu "trattoria" e cambiò sede: c'era stata la costruzione della Basentana, irrigazione delle campagne, e l'ANIC di Pisticci con le sue speranze di industrializzazione, che crebbero e subito annegarono nell'immobilismo secolare.
Nel '75 mi affacciai sulla marina di Metaponto, e quel primo chiosco sulla spiaggia è diventato il "lido nettuno" di un turismo balneare e massificato: parcheggio di roulottes, 1000 pasti al a giorno; per seguire l'altro segmento di clientela divenni comproprietario del kennedy.

A Bernalda invece, la Bella addormentata, è rimasta la sede storica ed elitaria della gastronomia tradizionale ma raffinata gestita e condotta da Sandro e Rita: per i primi pasta di casa sempre o mista con i fagioli cannelli lini di sacconi o con fagiolini verdi cacio ricotta e basilico. Poi pecora alla pastorale incastrato in umido... In cucina c'è ancora l'arte antica di mia madre Serafina, in sala la presenza accattivante di Rita, ma l'azienda la dirigiamo io e Sandro.

Perchè così è a Bernalda: un matriarcato supportato dall'autorità maschile. Un segno lasciato dagli arabi..?

 

Antonio Sortiero